Liveaboard tra le remote isole dell’Indonesia orientale: immersioni, storia e spezie.

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Dal 31 marzo all’11 aprile 2025, io e Anya abbiamo vissuto un’esperienza che ha unito alcune delle nostre grandi passioni: il diving, la storia e lo slow traveling. A bordo della goletta Dewi Nusantara, una delle barche più eleganti che solcano i mari indonesiani (ne ho parlato dettagliatamente in questo articolo su Scubaportal) abbiamo navigato tra le leggendarie Isole delle Spezie, toccando angoli di mondo dove il tempo sembra essersi fermato. Siamo salpati per una crociera sub di 12 giorni lungo le rotte delle Forgotten Islands, delle Isole Banda, di Nusa Laut e Ambon. Una traversata nell’Indonesia orientale che ha unito biologia marina, storia coloniale e isolamento geologico.
Un arcipelago remoto, selvaggio, dove la natura conserva ancora un equilibrio antico e le spezie raccontano un passato di imperi coloniali

La crociera si è svolta in condizioni ideali: mare calmo, visibilità spesso superiore ai 30 metri, acqua a 28–30°C e correnti per lo più deboli o moderate. Un itinerario accessibile anche a subacquei di livello intermedio, senza rinunciare a immersioni emozionanti e dense di vita.

Non porto fotocamera né action cam quando mi immergo, ma grazie alla generosità dei compagni di viaggio Diana, Mark e Robert, fotografi subacquei di straordinaria sensibilità, posso arricchire questo articolo con alcune delle loro splendide foto.  A loro va il mio ringraziamento più sincero.

Non solo immersioni, ma anche un tuffo nella storia: fortezze, spezie e imperi in lotta

Uno degli aspetti più affascinanti di questo itinerario è che non si è trattato solo di immersioni, ma anche di un viaggio attraverso la storia del mondo, camminando (e navigando) su rotte che un tempo erano le arterie del commercio globale.

A Banda Neira, nel cuore delle Isole Banda, abbiamo avuto la possibilità di visitare il maestoso Forte Belgica, costruito dagli Olandesi nel XVII secolo. Dominando la baia dall’alto, il forte offre una vista spettacolare sul vulcano Gunung Api da un lato e sul porto naturale dall’altro — un punto strategico non solo per le navi mercantili, ma anche per il controllo militare dell’arcipelago.

Forte Belgica non è solo un edificio imponente in pietra lavica; è un simbolo concreto della ferocia della corsa alle spezie. Qui si combatteva, si stipulavano trattati, si facevano (e perdevano) fortune. Le Isole Banda erano l’unico luogo al mondo, all’epoca, dove crescesse naturalmente la noce moscata (Myristica fragrans), una spezia considerata allora miracolosa — usata contro la peste, venduta a peso d’oro sui mercati europei.

Il racconto si è fatto ancora più incredibile quando abbiamo costeggiato Pulau Run, senza sbarcare ma rimanendo in silenzio per meglio “sentirne” la storia.
A prima vista, Run è solo una delle tante isole verdi e montuose delle Molucche, piccola, apparentemente anonima. Ma nel XVII secolo era un punto focale del mondo conosciuto, il centro di una delle dispute geopolitiche più incredibili della storia coloniale

Nel 1667, al termine della Seconda guerra anglo-olandese, fu firmato il Trattato di Breda. Gli Olandesi volevano a tutti i costi completare il monopolio sulla produzione della noce moscata, e l’unico ostacolo era quella minuscola isola controllata dagli Inglesi: Pulau Run.
Gli Inglesi, invece, erano interessati a consolidare i loro possedimenti in America. E così fu stretto lo scambio: gli Olandesi ottennero Run, gli Inglesi si presero un piccolo avamposto chiamato New Amsterdam.

Quel nome, ovviamente, non vi dirà granché, ma oggi quel posto si chiama Manhattan!!!

Sì, è successo davvero: in nome della noce moscata, una delle spezie più preziose dell’epoca — considerata afrodisiaca, utile contro la peste, e venduta a peso d’oro — Manhattan fu scambiata per Pulau Run.
Non una leggenda, ma un fatto documentato: all’epoca, un pugno di noce moscata (Myristica fragrans) valeva più di un insediamento nel Nuovo Mondo. E le Isole Banda erano l’unico posto al mondo dove cresceva naturalmente.

La geopolitica passava da qui, dove oggi passa solo il nostro sguardo curioso oltre che la vivace vita locale, ma la sensazione resta: queste isole hanno cambiato la storia.

Si, ma quando parliamo delle immersioni?!?!?

Avete ragione, sorry. Mi sono lasciato trasportare dalle affascinanti vicende storiche.
Le immersioni sono state tutte memorabili. Non ce n’è stata una che definirei deludente. Di conseguenza, la selezione non intende essere una classifica assoluta. Ogni sito esplorato durante il viaggio ha mostrato qualità eccezionali. Le quattro immersioni citate rappresentano solo un esempio soggettivo basato sull’esperienza personale in questo viaggio. Del resto non potevo certo tediarvi descrivendo circa quaranta immersioni 😀.

1️⃣ Lava Flow – Banda Neira  (6 Aprile)

Esterno della colata lavica di Lava Flow

Un sito che incarna perfettamente la resilienza della natura. Qui, nel 1988, una colata lavica del vulcano Gunung Api ha travolto la barriera corallina. Oggi, quella stessa lava è il substrato su cui prosperano estese colonie di coralli tavola (Acropora spp.), porites (Porites spp.) e coralli ramificati (Pocillopora spp.), in salute sorprendente. Quando si riemerge dall’immersione è spettacolare osservare il contrasto tra la colata di lava nera fuori dall’acqua e la ricchissima barriera corallina che si è sviluppata in meno di quaranta anni.

Una rinascita biologica da manuale, a pochi metri sotto la superficie.


2️⃣ Amed Reef – Nusalaut (8 aprile)

Abbiamo fatto quattro immersioni su Amed Reef.

La prima immersione del mattino è stata quella che non si dimentica facilmente: nel blu aperto, con la corrente ancora leggera, è apparso lui — uno squalo martello (Sphyrna lewini), solitario, elegante, perfetto. Un incontro rapido ma intenso, di quelli che ti ripagano di ogni risveglio all’alba.

Ma la giornata non ha deluso neppure dopo. Amed si è rivelato un reef eccezionalmente vivo e variegato, con squali pinna bianca di barriera (Triaenodon obesus), grandi banchi di fucilieri(Caesio spp.), Dentici (Macolor macularis), big eyes trevallies (Caranx sexfasciatus) e bluefin trevallies (Caranx melampygus) oltre a un’incredibile varietà di nudibranchi.


3️⃣ Koon Wall – Pulau Koon (4 aprile)

Una parete verticale ricca di vita, soprannominata non a caso dai locali “la parete della vita”. 

La corrente quel giorno era leggera, il che ci ha permesso di muoverci con calma e osservare bene tutto quello che si muoveva  e anche quello che restava immobile, perfettamente mimetizzato.

Tra le sporgenze e i coralli a ventaglio le bravissime guide hanno trovato per noi  cavallucci pigmei (Hippocampus bargibanti), ben nascosti tra le gorgonie.

Più in là, un gruppo di pesci pappagallo humphead (Bolbometopon muricatum) si sono fatti vedere a distanza, mentre lungo il reef si muovevano numerosi sweetlips orientali (Plectorhinchus spp.), in piccoli gruppi.

Una murena gialla marginata (Gymnothorax flavimarginatus) sbucava da una fenditura, mentre su un ramo di corallo abbiamo notato un pesce scorpione foglia (Taenianotus triacanthus), fermo e perfettamente mimetizzato.

Un sito ricchissimo, con tanta varietà in un’unica immersione. Da esplorare lentamente, specie se si ha la fortuna di trovarlo in condizioni tranquille, come è capitato a noi.


4️⃣ Laha – Ambon (9–10 aprile)

Un mondo a parte. Muck diving allo stato puro: fondale sabbioso, detrito, pochissimo corallo… e una quantità impressionante di vita. Meno famosa della vicina Lembeh, ma decisamente all’altezza. In ogni caso, come avrete intuito, non amo fare classifiche.

In queste immersioni abbiamo incontrato diversi frogfish (Antennarius spp.), sia ben visibili che completamente mimetizzati, e un paio di splendidi esemplari di Rhinopias (Rhinopias spp.), sempre spettacolari.

Nudibranchi a non finire, tra cui il Melibe viridis — probabilmente il più strano mai visto: traslucido, ondeggiante, alieno. E sì, i nudibranchi sono tutti strani, ma questo batte tutti. Non ho una foto: fate ricerche :-).

Numerose anche le murene, spesso in coabitazione nella stessa tana (con espressioni tutt’altro che entusiaste).

Le notturne sono state tra le più ricche del viaggio: piccole seppie, granchi, gamberetti, ogni buco un’inquadratura.
Un sito che richiede ottime guide, occhio e pazienza, ma che ripaga alla grande.

Eccoci in chiusura. Cosa dire?…


Questo non è stato solo un giro tra reef spettacolari. È stato un viaggio completo: biologia, geologia, storia, cultura, silenzi, planate, cieli stellati e gente giusta. Un’esperienza senza stress, senza folla, con quella sensazione rara di essere nel posto giusto, al momento giusto.

Un’avventura subacquea vera. Da consigliare a chi sa ancora meravigliarsi per un nudibranco, un forte abbandonato o un reef che rinasce dalla lava.
Ancora un infinito GRAZIE aI compagni di viaggio Diana, Mark e Robert, per avermi concesso l’uso delle loro splendide foto.

divepipino@gmail.com


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3 thoughts on “Liveaboard tra le remote isole dell’Indonesia orientale: immersioni, storia e spezie.

  1. Wonderful article that captures the mood of this fantastic dive cruise. Incredible diving along with a great group of guests and luxury accommodations. And if course the best dive guides and crew in the business!

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  2. Pingback: Liveaboard through the remote islands of Eastern Indonesia: diving, history and spices. | fpipino

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