Dalla Malesia alle Filippine: cronaca (quasi) in diretta di una medusata.

… Meduse, anime assai curiose,  rapite da correnti, in balìa di mille eventi

 Image   Le meduse sono animali dotati di una propria, debolissima, forza propulsiva. In realtà i loro spostamenti sono dettati in massima parte dalle correnti. Quindi, se sono dirette ad Est, è sufficiente una debole corrente verso Nord per cambiare la loro rotta in quella direzione.

Era la settimana di  Pasqua di qualche anno fa, io ed Adolfo eravamo a Capri dove il gruppo musicale Allerjia (www.allerjialive.it), nostri carissimi amici, era impegnato in una serie di concerti. Pomeriggi, serate e, spesso, nottate trascorrevano tra sound checks e musica, mentre durante le mattinate eravamo impegnati a… elaborare progetti da cambiare!   

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Si proprio così.  Puntualmente, ogni mattina io ed Adolfo partivamo dalla casa dove eravamo ospiti, sulla collina che sovrasta la famosa piazzetta, per scendere al porto e fare il biglietto del ferry per rientrare. Facile a dirsi… iniziavano subito gli incontri con persone, magari conosciute appena la sera precedente:

<< Dai, prendiamo un caffè insieme>>

<< Ok, ma velocemente che dobbiamo andare a fare il biglietto>>

Fatto… riprendiamo la via del porto…

<<Hey! Dove andate?  Dai c’è lì dietro l’angolo quella pasticceria dove fanno una torta caprese fantastica, la dovete assaggiare…>>

<< Ok, ma velocemente che dobbiamo andare a fare il biglietto>>

Mangiata la torta si proseguiva…

Io: << Adò, ecco Gianluca, Eugenio e Chiara (gli Allerija, appunto).. si sono appena svegliati>>

<< Vagnù, ddo sta sciati?>>  Chiedeva Gianluca (che è di Oria)

…<< ehmm… al porto a fare il biglietto>> Ma  noi stessi cominciavamo a  crederci sempre meno.

<< Va bene, ma prima andiamo a bere un vinello>>..

Dopo il vinello attaccavano Eugenio e Chiara: <<dai, andiamo a casa a fare due spaghetti>>  ecc. ecc..

In breve, per ben 5 o 6 giorni, arrivammo puntualmente in ritardo alla biglietteria, la trovammo chiusa e rimandammo la partenza al giorno seguente. Il tutto, devo ammettere, con estremo piacere.

Fu in quella occasione che nacque la metafora delle meduse. Noi come loro avevamo  volontà e  forza propulsiva per attuare un programma, ma era sufficiente una debolissima “BOTTA DI CORRENTE”, un incontro, un evento, un bioritmo sfasato e amenità simili, per stravolgere completamente i piani. Sembrava, anzi, che elaborassimo programmi al solo scopo di avere  qualcosa da cambiare. Certamente se non hai un piano non lo puoi cambiare!

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Cosa c’entra questo con il mio giro in Estremo Oriente? Semplice: ho appena partorito una Signora Medusata!

Il mio piano, abbozzato sin dalla partenza, era, dopo il giro in Myanmar, l’incontro con Franz e qualche giorno trascorso con l’amico Luca nella piacevolissima isola di  Kho Phangan, di dirigermi in Malesia, esattamente a Sipadan. L’isola di Sipadan è considerata una delle Mecche della subacquea, con immersioni tra le più belle al mondo. Ci fantasticavo e mi documentavo da mesi. Grazie ad alcuni amici sub ed a faccialibro, avevo anche stabilito dei contatti per lavoricchiarci come freelance durante la mia permanenza.  Due giorni fa stavo per prenotare il volo quando, caracollando per il web per acquisire le ultime informazioni pratiche, mi sono imbattuto, non chiedetemi come, in un bellissimo reportage sui luoghi di immersione nelle Filippine. Approfondendo la situazione climatica,  ho scoperto  che quest’anno a Sipadan la stagione umida si sta insolitamente prolungando, mentre nelle Filippine siamo in piena stagione secca.

L’avevo riconosciuta: era Lei! Era la classica “botta di corrente”!

Dopo una breve verifica delle formalità necessarie per entrare nel Paese (praticamente nessuna, il visto si prende all’arrivo) ho, semplicemente, acquistato il volo Bangkok –  Manila con Cebupacific airlines (veeery cheap). Da lì raggiungerò poi Palawan o farò un island hop… In questo momento sono sul traghetto,  sulla via del ritorno a  Bangkok dove mi affretterò a procurami una guida delle Filippine, magari scambiandola con quella della Malesia che mi ero portato dall’Egitto.

Sempre che una botta di corrente non cambi la rotta  del ferry…

 

 

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302 CON IL PAPPAGALLO! Dalle shamandure di Sharm alle shame di Lan Sak: breve cronaca di un rendez vous tra Franz e Pipi

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Era un tranquillo pomeriggio in Baglamphoo, il mio amato, bohemienne, quartiere di Bangkok. Io, appena tornato dal Myanmar, passeggiavo per le stradine spiluccando un’ananas tagliata a tocchi e organizzando mentalmente l’itinerario dei giorni seguenti.

Squilla il telefono con la sim Thai.

–       “Ahhhoooo, sei rientrato?”

–       “Si, sono a Bangkok, tu dove di trovi?”

–       “Sono 60 Km. a ovest di Bangkok. Domani vojo annà al Huai Kha Khaeng Wildlife Sanctuary, un parco fighissimo. Ce stanno ‘e tigri! Dai, raggiungimi a Nakom Pathom e poi saliamo nel parco”

–       “ok, a domani”

Era Franz!

Si, proprio lui, il Franz di “Figli di una Shamandura”, zoologo, istruttore subacqueo, aiuto regista (“Oci ciornie” e “La stazione”, per fare un esempio), personaggio da romanzo e molto altro, nonché fraterno amico di scorrerie sotto e sopra l’acqua in quel di Sharm. Non ci vedevamo da 3 anni e, per una strana congiunzione astrale, ci troviamo entrambi in Thailandia nello stesso periodo. Franz, in linea con il personaggio, è in giro per i parchi del Paese facendo birdwatching. Ad essere onesto, al momento della telefonata il mio interesse per il birdwatching era pari a quello che nutro per il curling, ma l’occasione di rivedere l’amico era imperdibile e, comunque, mi prendeva bene l’idea di camminare per qualche giorno tra foreste e fiumi.

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Mi reco in  minivan a Nakom Pathom, Franz mi aspetta lì con il suo Toyota. Ruoli ben definiti: lui guida, il navigatore satellitare indica la direzione, io fungo da controller delle indicazioni fornite dal navigatore utilizzando la  mappa cartacea che Franz mi affida con gran solennità accompagnando  il gesto con sole tre parole: “TRATTALA CON AMORE”.

Ora, dovete sapere che l’amico ha una fobia maniacale per qualsiasi cosa possa anche solo lontanamente assomigliare ad una minima piega, segno o stropicciamento su libri, mappe e persino biglietti di ingresso di parchi e monumenti. Possiede inoltre una leggendaria collezione di mappe accumulatasi in una trentina d’anni di viaggi, tutte conservate in perfetto ordine e piega. Potrete ben comprendere il senso di responsabilità che mi ha assalito nel momento in cui ho avuto tra le mani una sua mappa. Non ho figli, ma dubito che ad un figlio avrei prestato più attenzione!

L’obiettivo che Franz si era dato all’inizio del suo giro era di avvistare  300 diverse specie di uccelli in Thailandia. Il Huai Kha Khaeng Wildlife Sanctuary era l’ultimo parco che avrebbe visitato prima di tornar giù con me a far bisboccia a Bangkok e in qualche isola (si, lì son forte io). L’ordinata schedatura di Franz riportava 289 specie avvistate. Tra l’altro non aveva ancora avvistato la “SHAMA”, uno splendido uccello blu, ruggine e bianco (nella foto).

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Nei giorni insieme, dunque, avremmo dovuto avvistare almeno 11 nuove specie, altrimenti niente bisboccia.

Decidiamo di alloggiare a Lan Sak, a circa 208 Km. Nord Ovest da Bangkok e appena a 25 Km. dal Huai Kha Khaeng Wildlife Sanctuary. Il posto in sé è davvero “countryside” ed in pochi parlano Inglese. Nella ricerca della guesthouse siamo fortunati in quanto troviamo una specie di “masseria”, che per mestiere produce uova di papera e riso e che ha messo su 6 bungalow. Vedendoli realizziamo che sono pulitissimi e very cheap (ca. 7 euro per bungalow a notte). Sono nostri!

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I giorni seguenti a Lan Sak confermeranno che mai avremmo potuto fare una scelta migliore: nessuno ha dimestichezza con i farang (occidentali), sono tutti curiosi e gentilissimi.  Le uniche a parlar, stranamente, un discreto inglese sono le carinissime cameriere dei vari ristoranti. Al riguardo elaboro una mia personalissima teoria che Franz abbraccia in pieno: “queste hanno lavorato per un po’ a Pat Pong o Patong beach e poi son tornate al paesino”… Lo so, teoria misogina e sciovinista, ma se non si può scherzare che si campa a fare.  Se non vi piace cancellatevi dal blog 🙂 .

Al mattino Franz mi fornisce di binocolo Leica, raccomandazioni del caso (naturalmente) e rudimenti metodologici. Via per il parco!

Il primo giorno trascorre fra passeggiate in un caldo torrido e pochi avvistamenti di specie nuove. Diciamo la verità, a causa della serata precedente ci eravamo svegliati tardi… Yes, shit happens!. Avvistiamo (anzi, Franz avvista) 5 nuove specie. Io sono come un drone vagante, assolutamente incapace di discernere cosa sto facendo. In tutto ciò, comunque, l’amico arricchisce il mio metodo. Inizio a comprendere qualcosa di birdwatching e, nella classifica dei miei interessi, esso inizia con timidezza a distanziare  il curling.

Ok, Franz, ce la vediamo domani!

Inizio con l’imporre come orario di partenza le 6 a.m…. dopo 5 ore inizierebbe a far caldo. Questa sera a letto massimo alle 22.00!

Secondo giorno nel parco. Con gli avvistamenti di ieri siamo a quota 294 specie. Oggi dobbiamo avvistare almeno 6 nuove specie, altrimenti ci toccherà fare un altro giro domani. Le prime 2 ore trascorrono monotone.. tanti begli uccelli, ma tutti, maledettamente, già schedati da Franz in precedenza. Iniziamo a rassegnarci all’idea di trascorrere un’altra notte nella masseria paperovipara. Improvvisamente avvistiamo un boschetto di bambù completamente ricoperto di infiorescenze. Sappiamo (anzi, ad essere onesto, Franz sa) che gli uccelli ne vanno ghiotti e decidiamo di fermarci lì con i nostri binocoli. Incredibile, zompettando in turni che sembrerebbero prestabiliti arrivano varie creature, iniziamo a memorizzarne i tratti ed a consultare la bird guide della Collins… 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 nuove specie tra le quali una Shama. E’ fatta!!!! Quota 301! Siamo felicissimi, domani possiamo rientrare a Bangkok, ma ancora non fa troppo caldo. Trotterelliamo verso l’auto, un po’ renitenti a lasciare il parco. Alla fine ci è piaciuto… Ad un tratto Franz si impunta (si, come un pointer dog), mira in alto con il binocolo e mi sussurra serissimo: “a Fra, nun  te move… quelli sò pappagalli ed io non li ho.” Il suo volto da cherubino si illumina e, come un bimbo felice urla raggiante: ”Sono 302 specie! 302 CON IL PAPPAGALLO!, dobbiamo festeggià!”

P.S.: di tigri neanche l’ombra…  ma tanto, tanto amore per il luogo e, a piccole dosi, per il birdwatching!

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Oggi mi va di citare…

“Se vuoi conoscere un uomo viaggia con lui. Se vuoi conoscere te stesso viaggia da solo. Se vuoi capire il tuo paese metti casa in un altro paese. Ma non in un paese del mondo occidentale. Fermati là dove nulla è familiare, dove la luce è surreale, gli odori sono quelli di spezie sconosciute e s’avvertono vibrazioni aliene. Diventa un expat, vittima di un autoesilio almeno per qualche anno. Immergiti in un altrove che rifletta un’immagine rovesciata di te stesso”

Bob Shacochis (giornalista)Image

 

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Monaci, gatti saltatori, ambientalisti e depressione

 

Gatto al monastero          On inle lake

Ovvero,quando gli estremismi alimentano i cimiteri del buon senso.

Lo splendido monastero in Tek di Nga Hpe Kyaung, sorge su una grande palafitta al centro del lago Inle, in mYanmar. Bello, bellissimo, ma immagino che la vita sulla isolatapiattafroma potesse divenire noiosa per monaci ed animali. Forse per questo motivo, da tempo immemore, i monaci insegnavano ai gatti a saltare dentro stretti cerchi. Immagino che la dimostrazione di destrezza costituisse un piacevole passatempo anche per i gatti che, come noto, difficilmente possono essere costretti a fare qualcosa che non solletichi la loro amigdala.  Sottolineo che i monaci lo facevano per il diletto proprio e dei felini, atteso che sino a una decina di anni fa  la zona non conosceva il turismo e, anche dopo l’arrivo dei primi turisti, non veniva chiesto alcun denaro per assistere ai giochi. Tutto filava nell’armonia generale sino a quando, circa 2 anni fa, alcuni zelanti, ma probabilmente poco informati “ambientalisti” hanno iniziato una campagna mediatica contro il presunto “sfruttamento” dei gatti del monastero.  Si sono quindi moltiplicate le segnalazioni via Lonely Planet, Tripadvisor, e simili, per quanto io sia personalmente convinto che molti dei gattari segnalatori non avessero mai messo piede in Myanmar. Il risultato è stato che le autorità del monastero hanno deciso di interrompere le esibizioni ed oggi diversi monaci e splendidi gatti sonnecchiano annoiati in giro per l’edificio. Non escludo che siano  anche sull’orlo di una crisi depressiva, considerato l’isolamento e la limitata area calpestabile. Mi chiedo se questo atto di arroganza travestita da furore ambientalista non si fosse potuto canalizzare verso battaglie ben più concrete a sostegno di cause ben più reali.  Ma questa è solo una mia piccola riflessione…

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Dalla pasta di formiche all’insalata di foglie di thè fermentate: il delizioso universo delle insalate birmane

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In Myanmar sto mangiando delle insalate sorprendentemente buone, che non avevo mai trovato altrove. Possono essere preparate  con le foglie di the fermentate, con le foglie di ceci, di frangipane, di tamo (simili nell’aspetto alle cime di rape), di bieta da costa e di… formiche (squisita!!!).

Quasi sempre  le insalate sono arricchite da pasta di pesce, peperoncino, arachidi o fave tostate sbriciolate. Ecco qualche semplice ricetta che potrete tranquillamente replicare in casa.

INSALATA DI FOGLIE DI THE (LAPHET THOT)

Sbollentare delle Foglie di the fresche e strizzarle  per tirar fuori l’amaro. Mescolare con limone e sale. A parte preparare sesamo tostato, arachidi, fagioli tostati, aglio tagliato piccolo e tostato, peperoncini freschi tagliati , striscioline di aglio fresco, pomodori crudi tagliati in piccoli cubetti, sale. Aggiungere olio crudo e unire tutto insieme. Volendo si possono aggiungere gamberetti secchi.

INSALATA DI POMODORI GRIGLIATI (PAN TUI PIO’)

Grigliare dei pomodori, togliere i semi. Aggiungere (per 3 pomodori) 2 spicchi di aglio, 2 peperoncini, del succho di zenzero (non esagerate), arachidi sbriciolate, sale, pochissimo succo di limone. Pestare tutto insieme e mangiare. Si presenta come una pasta densa.

INSALATA DI FORMICHE (KA THGI)

Attenzione: usate formiche da alberi, non quelle da terreno! Questa specie di formiche costruisce il  formicaio all’interno delle foglie verdi di vari alberi e arbusti.  Le foglie-formicaio si presentano in forma di cono. Prima che le formiche inizino a disperdersi, prendere tutta  la foglia contenente il nido e buttarla in acqua bollente. A quel punto le formiche staranno ferme. Aprire il cono e lasciare sgocciolare bene. A parte pestare  in un mortaio  arachidi tostate, cipolla cruda, aglio e peperoncini freschi avendo l’accortezza di aggiungere le formiche solo alla fine insieme ad un pizzico di sale. L’insalata si presenta in forma di pasta spalmabile ed  ha un gusto leggermente acidulo dovuto alla presenza di acido formico nel corpo delle formiche.

Una buona notizia per i più pigri. Se non vi va di sbattervi a cercare le formiche, bollirle ed asciugarle vi basterà cercare nel frequentato mercato di Taunggiy. Alcune signore di etnia Pa-O vendono le formiche già bollite ed asciugate. Vi basterà quindi pestarle in un mortaio insieme agli altri ingredienti e la leccornia è pronta.

INSALATA DI BIETA DA COSTA

Gettare la bieta in acqua bollente con sale, sbollentare velocemente e poi passare subito in acqua fredda. Taggliere a pezzettini, aggiungere arachidi sbriciolate, sesamo in polvere tostato, un po’ di succo di limone, sale. Unire il tutto e mangiare.

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Beer stations in Myanmar

beer stat 1Ce ne sono moltissime sparse per il Myanmar. Dunque, si tratta di posti piuttosto spartani dove si serve birra alla spina a prezzi economici. Premesso che, oltre il sottoscritto, non ho visto altri stranieri, qui le birre sono ottime (eredità dei colonizzatori british?). La più diffusa è la birra Myanmar, una lager molto leggera. Per gli amanti del genere,

                     che yangon  ho trovato una fantastica stout, la “ABC extra stout”, che, per una spina media, costa 750 Khiat (meno di 0,7 euro) a Yangon e 600 Khiat (ca. 0,5 euro) a Mandalay. L’ambiente delle beer stations è unico. Nessuno che cerca di approcciarti o venderti qualcosa, al limite sono incuriositi da te. Bellissimi anche i personaggi che vi si incontrano, come il sosia del Che, entusiasta di posare per me.

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Myanmar prima che sia troppo tardi

 

YANGON WCome ho avuto modo di constatare  in prima persona, ora è estremamente semplice ottenere il visto turistico per il Myanmar (a meno che non abbiate la geniale idea di scrivere sul form di richiesta che la vostra professione è “giornalista” o “blogger”).  Questo, se da un lato consente ad un numero crescente di visitatori di godere di questo meraviglioso paese, dall’altro dovrebbe indurre ad effettuare quanto prima la visita in modo da poter ancora godere della genuinità della gente.  Per avere un’idea di come il turismo stia letteralmente esplodendo basti pensare che nel 2011 il numero di vsti turistici rilasciato fu di 200.000, mentre nel 2013 si stima si sia arrivati a 2.000.000!

Sule paya - Yangon   Gli stessi prezzi degli alberghi, il cui numero non si è ancora adeguato al boom della domanda,  sono più che raddoppiati in un anno a fronte di servizi assolutamente non paragonabili  alla vicina Thailandia. Dunque, pur dovendo sopportare  qualche disagio al momento di ritirarsi in camera (tanto ci starete il meno possibile), è ancora possibile, anche nelle località più visitate, essere considerate persone, suscitare curiosità interagire con i locali senza essere visti come un portafoglio ambulante. In giro per Yangon da 2 giorni, nessuno mi si è ancora  avvicinato per chiedere o vendere qualcosa ed i tassisti fanno fatica a comprendere i miei impacciati segni finalizzati a fermarli.

Un esempio di stamane: dovevo andare con lo zainone all’Eastern Hotel. Con il tassista ci siamo accordati per un prezzo di 2000 kyat. Una volta in taxi ho visto che andava nella direzione sbagliata. Aveva compreso “Strand Hotel”, che è molto più lontano. Tornati indietro ed arrivati al mio Hotel, gli ho dato 5000 K e, senza che io reclamassi nulla, me ne ha restituiti 4000 di resto, in quanto  la destinazione era più vicina di quella per la quale avevamo pattuito il prezzo… non so in quali altre città del mondo ciò sarebbe potuto  accadere.

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Jazz happens! in Baglamphu – Bangkok

JAZZ HAPPENS! È un piccolissimo locale dove un gruppo di musicisti resident si alterna agli strumenti offrendo ogni sera splendide jam sessions di Jazz & Blues. L’ho scovato quasi per caso, ci sono entrato e mi ha conquistato. I frequentatori sono occhialuti e tiratissimi yuppies locali e tanti musicisti. Non ho visto alcun turista, tranne qualche expat. Ha solo 3 tavoli ed una lunga mensola vicino al muro, ma la musica che ci si ascolta è di gran livello. Si trova nel quartiere di Baglamphu.

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Facendo una piccola indagine  sul web, ho scoperto che Jazz Happens! Non è solo il nome del locale di Baglamphù, bensì un ampio progetto musicale della Silpakorn University’s Faculty of Jazz per offrire a musicisti e studenti la possibilità esibirsi e mostrare il loro talento. Attualmente, oltre al locale da me visitato, hanno una sede a Silom Road (sempre Bangkok) ed una a Chiang Rai, estremo nord del Paese.

JAZZ HAPPENS!

Pra-Arthit Road – Bangkok

Tel. 02-2829934

Facebook.com/jazzhappens

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Baglamphu, il quartiere più bohemienne di Bangkok

Nato come quartiere di residenza degli artisti di corte impegnati nella realizzazione e decorazione del vicino palazzo reale, Baglamphu si estende fra Khao San Road e le sponde del fiume Chao Praia. Dalla metà degli anni sessanta diventa crocevia di centinaia di backpackers e hippies che usano sostare qui per qualche giorno per organizzare il loro viaggio in Thailandia e nei paesi limitrofi. A partire dalla fine degli anni novanta, agli ospiti di passaggio si è affiancata una eterogenea miscellanea di expats che decidono di trascorrere qualche mese o qualche anno nel quartiere. In questa mia ultima visita vi ho trovato inoltre un crescente numero di  eleganti  rampolli della buona borghesia cittadina  che amano trascorrere le loro serate nei numerosissimi locali.

Baglamphu

Altra interessante novità è che gli innumerevoli bar dove qualcuno strimpella delle note dal vivo improvvisando improbabili covers iniziano ad essere affiancati da sofisticati locali dove  si può ascoltare ottimo Jazz e blues dal vivo. Il mio preferito in questa zona è “Jazz Happens” (Facebook.com/jazzhappens)  al quale dedicherò un post a breve.

L’impressione è che, per una strana combinazione planetaria, Baglamphu stia seguendo il percorso dei quartieri di tante altre città nel mondo che da estremamente popolari e poveri,  hanno trovato la loro dimensione bohemienne diventando poi  estremamente alla moda. Si pensi a Trastevere a Roma, Il quartiere Latino a Parigi, i Navigli a Milano, il quartiere dei Sassi a Matera, solo per citarne alcuni

Collegato benissimo con il resto della città grazie alla presenza di un attracco dei traghetti pubblici. Se decidete di trascorrere qualche giorno qui, cercate di soggiornare in una delle guest house vicine al fiume. Potrete così godere della vita notturna di Khao San Road, diistante poche centinaia di metri, ma dormire in una zona meno rumorosa.

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Prestito libri in Baglamphu – Bangkok

Un servizio che ho gradito tantissimo, soprattutto perché, avendo intenzione di visitare diversi Paesi, portarmi le guide dall’Egitto, ammesso che le avessi trovate, avrebbe comportato un enorme aggravio di peso.

In Baglamphu  diverse librerie offrono la possibilità di acquistare libri (usati) con l’opzione di restituirli (di solito dopo 3 mesi) con rimborso della metà del prezzo pagato. Esistono libri e guide nelle maggiori lingue, considerata l’eterogenea origine degli ospiti del quartiere.

Ho trovato la guida Lonely Planet del Myanmar in italiano. Edizione 2012. Pagata 300 Bath (ca. 7,5 euro). Se la restituirò prima del 30 aprile mi daranno indietro 150 bath.  Geniale!!!

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