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Oggi mi va di citare…

“Se vuoi conoscere un uomo viaggia con lui. Se vuoi conoscere te stesso viaggia da solo. Se vuoi capire il tuo paese metti casa in un altro paese. Ma non in un paese del mondo occidentale. Fermati là dove nulla è familiare, dove la luce è surreale, gli odori sono quelli di spezie sconosciute e s’avvertono vibrazioni aliene. Diventa un expat, vittima di un autoesilio almeno per qualche anno. Immergiti in un altrove che rifletta un’immagine rovesciata di te stesso”

Bob Shacochis (giornalista)Image

 

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Monaci, gatti saltatori, ambientalisti e depressione

 

Gatto al monastero          On inle lake

Ovvero,quando gli estremismi alimentano i cimiteri del buon senso.

Lo splendido monastero in Tek di Nga Hpe Kyaung, sorge su una grande palafitta al centro del lago Inle, in mYanmar. Bello, bellissimo, ma immagino che la vita sulla isolatapiattafroma potesse divenire noiosa per monaci ed animali. Forse per questo motivo, da tempo immemore, i monaci insegnavano ai gatti a saltare dentro stretti cerchi. Immagino che la dimostrazione di destrezza costituisse un piacevole passatempo anche per i gatti che, come noto, difficilmente possono essere costretti a fare qualcosa che non solletichi la loro amigdala.  Sottolineo che i monaci lo facevano per il diletto proprio e dei felini, atteso che sino a una decina di anni fa  la zona non conosceva il turismo e, anche dopo l’arrivo dei primi turisti, non veniva chiesto alcun denaro per assistere ai giochi. Tutto filava nell’armonia generale sino a quando, circa 2 anni fa, alcuni zelanti, ma probabilmente poco informati “ambientalisti” hanno iniziato una campagna mediatica contro il presunto “sfruttamento” dei gatti del monastero.  Si sono quindi moltiplicate le segnalazioni via Lonely Planet, Tripadvisor, e simili, per quanto io sia personalmente convinto che molti dei gattari segnalatori non avessero mai messo piede in Myanmar. Il risultato è stato che le autorità del monastero hanno deciso di interrompere le esibizioni ed oggi diversi monaci e splendidi gatti sonnecchiano annoiati in giro per l’edificio. Non escludo che siano  anche sull’orlo di una crisi depressiva, considerato l’isolamento e la limitata area calpestabile. Mi chiedo se questo atto di arroganza travestita da furore ambientalista non si fosse potuto canalizzare verso battaglie ben più concrete a sostegno di cause ben più reali.  Ma questa è solo una mia piccola riflessione…

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Dalla pasta di formiche all’insalata di foglie di thè fermentate: il delizioso universo delle insalate birmane

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In Myanmar sto mangiando delle insalate sorprendentemente buone, che non avevo mai trovato altrove. Possono essere preparate  con le foglie di the fermentate, con le foglie di ceci, di frangipane, di tamo (simili nell’aspetto alle cime di rape), di bieta da costa e di… formiche (squisita!!!).

Quasi sempre  le insalate sono arricchite da pasta di pesce, peperoncino, arachidi o fave tostate sbriciolate. Ecco qualche semplice ricetta che potrete tranquillamente replicare in casa.

INSALATA DI FOGLIE DI THE (LAPHET THOT)

Sbollentare delle Foglie di the fresche e strizzarle  per tirar fuori l’amaro. Mescolare con limone e sale. A parte preparare sesamo tostato, arachidi, fagioli tostati, aglio tagliato piccolo e tostato, peperoncini freschi tagliati , striscioline di aglio fresco, pomodori crudi tagliati in piccoli cubetti, sale. Aggiungere olio crudo e unire tutto insieme. Volendo si possono aggiungere gamberetti secchi.

INSALATA DI POMODORI GRIGLIATI (PAN TUI PIO’)

Grigliare dei pomodori, togliere i semi. Aggiungere (per 3 pomodori) 2 spicchi di aglio, 2 peperoncini, del succho di zenzero (non esagerate), arachidi sbriciolate, sale, pochissimo succo di limone. Pestare tutto insieme e mangiare. Si presenta come una pasta densa.

INSALATA DI FORMICHE (KA THGI)

Attenzione: usate formiche da alberi, non quelle da terreno! Questa specie di formiche costruisce il  formicaio all’interno delle foglie verdi di vari alberi e arbusti.  Le foglie-formicaio si presentano in forma di cono. Prima che le formiche inizino a disperdersi, prendere tutta  la foglia contenente il nido e buttarla in acqua bollente. A quel punto le formiche staranno ferme. Aprire il cono e lasciare sgocciolare bene. A parte pestare  in un mortaio  arachidi tostate, cipolla cruda, aglio e peperoncini freschi avendo l’accortezza di aggiungere le formiche solo alla fine insieme ad un pizzico di sale. L’insalata si presenta in forma di pasta spalmabile ed  ha un gusto leggermente acidulo dovuto alla presenza di acido formico nel corpo delle formiche.

Una buona notizia per i più pigri. Se non vi va di sbattervi a cercare le formiche, bollirle ed asciugarle vi basterà cercare nel frequentato mercato di Taunggiy. Alcune signore di etnia Pa-O vendono le formiche già bollite ed asciugate. Vi basterà quindi pestarle in un mortaio insieme agli altri ingredienti e la leccornia è pronta.

INSALATA DI BIETA DA COSTA

Gettare la bieta in acqua bollente con sale, sbollentare velocemente e poi passare subito in acqua fredda. Taggliere a pezzettini, aggiungere arachidi sbriciolate, sesamo in polvere tostato, un po’ di succo di limone, sale. Unire il tutto e mangiare.

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Beer stations in Myanmar

beer stat 1Ce ne sono moltissime sparse per il Myanmar. Dunque, si tratta di posti piuttosto spartani dove si serve birra alla spina a prezzi economici. Premesso che, oltre il sottoscritto, non ho visto altri stranieri, qui le birre sono ottime (eredità dei colonizzatori british?). La più diffusa è la birra Myanmar, una lager molto leggera. Per gli amanti del genere,

                     che yangon  ho trovato una fantastica stout, la “ABC extra stout”, che, per una spina media, costa 750 Khiat (meno di 0,7 euro) a Yangon e 600 Khiat (ca. 0,5 euro) a Mandalay. L’ambiente delle beer stations è unico. Nessuno che cerca di approcciarti o venderti qualcosa, al limite sono incuriositi da te. Bellissimi anche i personaggi che vi si incontrano, come il sosia del Che, entusiasta di posare per me.

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Myanmar prima che sia troppo tardi

 

YANGON WCome ho avuto modo di constatare  in prima persona, ora è estremamente semplice ottenere il visto turistico per il Myanmar (a meno che non abbiate la geniale idea di scrivere sul form di richiesta che la vostra professione è “giornalista” o “blogger”).  Questo, se da un lato consente ad un numero crescente di visitatori di godere di questo meraviglioso paese, dall’altro dovrebbe indurre ad effettuare quanto prima la visita in modo da poter ancora godere della genuinità della gente.  Per avere un’idea di come il turismo stia letteralmente esplodendo basti pensare che nel 2011 il numero di vsti turistici rilasciato fu di 200.000, mentre nel 2013 si stima si sia arrivati a 2.000.000!

Sule paya - Yangon   Gli stessi prezzi degli alberghi, il cui numero non si è ancora adeguato al boom della domanda,  sono più che raddoppiati in un anno a fronte di servizi assolutamente non paragonabili  alla vicina Thailandia. Dunque, pur dovendo sopportare  qualche disagio al momento di ritirarsi in camera (tanto ci starete il meno possibile), è ancora possibile, anche nelle località più visitate, essere considerate persone, suscitare curiosità interagire con i locali senza essere visti come un portafoglio ambulante. In giro per Yangon da 2 giorni, nessuno mi si è ancora  avvicinato per chiedere o vendere qualcosa ed i tassisti fanno fatica a comprendere i miei impacciati segni finalizzati a fermarli.

Un esempio di stamane: dovevo andare con lo zainone all’Eastern Hotel. Con il tassista ci siamo accordati per un prezzo di 2000 kyat. Una volta in taxi ho visto che andava nella direzione sbagliata. Aveva compreso “Strand Hotel”, che è molto più lontano. Tornati indietro ed arrivati al mio Hotel, gli ho dato 5000 K e, senza che io reclamassi nulla, me ne ha restituiti 4000 di resto, in quanto  la destinazione era più vicina di quella per la quale avevamo pattuito il prezzo… non so in quali altre città del mondo ciò sarebbe potuto  accadere.

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Jazz happens! in Baglamphu – Bangkok

JAZZ HAPPENS! È un piccolissimo locale dove un gruppo di musicisti resident si alterna agli strumenti offrendo ogni sera splendide jam sessions di Jazz & Blues. L’ho scovato quasi per caso, ci sono entrato e mi ha conquistato. I frequentatori sono occhialuti e tiratissimi yuppies locali e tanti musicisti. Non ho visto alcun turista, tranne qualche expat. Ha solo 3 tavoli ed una lunga mensola vicino al muro, ma la musica che ci si ascolta è di gran livello. Si trova nel quartiere di Baglamphu.

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Facendo una piccola indagine  sul web, ho scoperto che Jazz Happens! Non è solo il nome del locale di Baglamphù, bensì un ampio progetto musicale della Silpakorn University’s Faculty of Jazz per offrire a musicisti e studenti la possibilità esibirsi e mostrare il loro talento. Attualmente, oltre al locale da me visitato, hanno una sede a Silom Road (sempre Bangkok) ed una a Chiang Rai, estremo nord del Paese.

JAZZ HAPPENS!

Pra-Arthit Road – Bangkok

Tel. 02-2829934

Facebook.com/jazzhappens

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Baglamphu, il quartiere più bohemienne di Bangkok

Nato come quartiere di residenza degli artisti di corte impegnati nella realizzazione e decorazione del vicino palazzo reale, Baglamphu si estende fra Khao San Road e le sponde del fiume Chao Praia. Dalla metà degli anni sessanta diventa crocevia di centinaia di backpackers e hippies che usano sostare qui per qualche giorno per organizzare il loro viaggio in Thailandia e nei paesi limitrofi. A partire dalla fine degli anni novanta, agli ospiti di passaggio si è affiancata una eterogenea miscellanea di expats che decidono di trascorrere qualche mese o qualche anno nel quartiere. In questa mia ultima visita vi ho trovato inoltre un crescente numero di  eleganti  rampolli della buona borghesia cittadina  che amano trascorrere le loro serate nei numerosissimi locali.

Baglamphu

Altra interessante novità è che gli innumerevoli bar dove qualcuno strimpella delle note dal vivo improvvisando improbabili covers iniziano ad essere affiancati da sofisticati locali dove  si può ascoltare ottimo Jazz e blues dal vivo. Il mio preferito in questa zona è “Jazz Happens” (Facebook.com/jazzhappens)  al quale dedicherò un post a breve.

L’impressione è che, per una strana combinazione planetaria, Baglamphu stia seguendo il percorso dei quartieri di tante altre città nel mondo che da estremamente popolari e poveri,  hanno trovato la loro dimensione bohemienne diventando poi  estremamente alla moda. Si pensi a Trastevere a Roma, Il quartiere Latino a Parigi, i Navigli a Milano, il quartiere dei Sassi a Matera, solo per citarne alcuni

Collegato benissimo con il resto della città grazie alla presenza di un attracco dei traghetti pubblici. Se decidete di trascorrere qualche giorno qui, cercate di soggiornare in una delle guest house vicine al fiume. Potrete così godere della vita notturna di Khao San Road, diistante poche centinaia di metri, ma dormire in una zona meno rumorosa.

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Prestito libri in Baglamphu – Bangkok

Un servizio che ho gradito tantissimo, soprattutto perché, avendo intenzione di visitare diversi Paesi, portarmi le guide dall’Egitto, ammesso che le avessi trovate, avrebbe comportato un enorme aggravio di peso.

In Baglamphu  diverse librerie offrono la possibilità di acquistare libri (usati) con l’opzione di restituirli (di solito dopo 3 mesi) con rimborso della metà del prezzo pagato. Esistono libri e guide nelle maggiori lingue, considerata l’eterogenea origine degli ospiti del quartiere.

Ho trovato la guida Lonely Planet del Myanmar in italiano. Edizione 2012. Pagata 300 Bath (ca. 7,5 euro). Se la restituirò prima del 30 aprile mi daranno indietro 150 bath.  Geniale!!!

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In Bangkok!!!

Non ritenendo di avere il talento del narratore e non volendo abbottarvi, nel blog fornirò principalmente indicazioni pratiche ed esperienze vissute in prima persona.

Cominciamo con l’hotel in Bangkok. Questa volta ho voluto cambiare  in quanto volevo stare vicino al fiume Chao Praia, vicino a locali con musica dal vivo e a Kao San Road. Ho prenotato  a Erawan House (http://www.tripadvisor.it/Hotel_Review-g293916-d736870-Reviews-Erawan_House-Bangkok.html). Ottimo alberghetto nella categoria economici. Camere pulitissime, (che è la sola cosa che mi interessa davvero) e location fantastica, in pieno quartiere Baglamphoo. La camera doppia costa 800 bath (ca. 17 euro/notte). Tenete conto che in Thailandia si paga la camera, quindi se siete in due viene 8,5 euro a testa: realmente spesi bene. Nella reception c’è un armadietto a disposizione degli ospiti dove potete riporre le cose di valore se non volete lasciarle in camera. Portatevi un lucchetto, in quanto ad ogni ospite danno un vano dell’armadio.  C’è WIFI gratuito (non velocissimo). La colazione non è inclusa, ma siete circondati da ristoranti e caffè appena fuori dalla porta. Ho preso la camera 108, a pian terreno. Ottima doccia, potentissima!!!

Se siete a Bangkok solo per ottenere il visto per il Myanmar (ne scriverò a breve), una ottima scelta può essere il Saphaipae Hostel (http://www.saphaipae.com), un ostello di nuova generazione a gestione cinese. Non ci ho dormito, ma in questo momento sono seduto nella loro caffetteria. WIFI veloce, ambiente supercolorato. hanno  sia camere sia letti in dormitori. E’ vicino a Silom road, a 200 metri dall’Ambasciata del Myanmar e servito dallo skytrain e dai traghetti sul fiume (il miglio modo per raggiungere il centro). Il letto in dormitorio parte da 400 bath (ca. 8 euro).

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Sud est Asiatico dal gennaio 2014

Ebbene, eccomi.  Francesco,  italiano, istruttore subacqueo.

Negli ultimi anni lavoro a Sharm el Sheikh da aprile sino alla fine delle vacanze natalizie. Da gennaio ad aprile adoro viaggiare in stile slow ed andare a fare immersioni in luoghi che sono nella mia dreams list, lavoricchiando quando capita come istruttore freelance.

Fino a pochi giorni era in programma per questo inverno un imbarco su una splendida barca da Safari Sub (N.B. non uccidiamo alcuna forma di vita!!!) in Madagascar. Preparavo da mesi la mia permanenza nella Grand Ile divorando guide e racconti di viaggio.

With my pinky snorkel

Pochi giorni fa la notizia:

“Francesco, ci spiace, si è rotto l’albero motore della barca, quindi il safari slitta al 5 aprile…”.

…Ok, Francesco, respira e think positive… trasforma i vincoli in opportunità.

Frugando nella mia lista dei desideri, ci ho trovato  quel viaggio in Myanmar saltato qualche anno fa e  quell’isola in Malesia, Sipadan, che pare avere immersioni tra le più belle al mondo. Due destinazioni che sembrano avere poche analogie ma, a pensarci bene, sono entrambi raggiungibili con economicissimi voli Airasia da Bangkok, si trovano in una delle aree che più sento come “home away from home” e sono divise dalla fantastica Thailandia.

Fatto, acquistato solo un biglietto Cairo – Bangkok e pronto da partire… mal che vada vagabonderò per la amata Thailandia e rivedrò vecchi amici e colleghi…

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