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Liveaboard tra le remote isole dell’Indonesia orientale: immersioni, storia e spezie.

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Dal 31 marzo all’11 aprile 2025, io e Anya abbiamo vissuto un’esperienza che ha unito alcune delle nostre grandi passioni: il diving, la storia e lo slow traveling. A bordo della goletta Dewi Nusantara, una delle barche più eleganti che solcano i mari indonesiani (ne ho parlato dettagliatamente in questo articolo su Scubaportal) abbiamo navigato tra le leggendarie Isole delle Spezie, toccando angoli di mondo dove il tempo sembra essersi fermato. Siamo salpati per una crociera sub di 12 giorni lungo le rotte delle Forgotten Islands, delle Isole Banda, di Nusa Laut e Ambon. Una traversata nell’Indonesia orientale che ha unito biologia marina, storia coloniale e isolamento geologico.
Un arcipelago remoto, selvaggio, dove la natura conserva ancora un equilibrio antico e le spezie raccontano un passato di imperi coloniali

La crociera si è svolta in condizioni ideali: mare calmo, visibilità spesso superiore ai 30 metri, acqua a 28–30°C e correnti per lo più deboli o moderate. Un itinerario accessibile anche a subacquei di livello intermedio, senza rinunciare a immersioni emozionanti e dense di vita.

Non porto fotocamera né action cam quando mi immergo, ma grazie alla generosità dei compagni di viaggio Diana, Mark e Robert, fotografi subacquei di straordinaria sensibilità, posso arricchire questo articolo con alcune delle loro splendide foto.  A loro va il mio ringraziamento più sincero.

Non solo immersioni, ma anche un tuffo nella storia: fortezze, spezie e imperi in lotta

Uno degli aspetti più affascinanti di questo itinerario è che non si è trattato solo di immersioni, ma anche di un viaggio attraverso la storia del mondo, camminando (e navigando) su rotte che un tempo erano le arterie del commercio globale.

A Banda Neira, nel cuore delle Isole Banda, abbiamo avuto la possibilità di visitare il maestoso Forte Belgica, costruito dagli Olandesi nel XVII secolo. Dominando la baia dall’alto, il forte offre una vista spettacolare sul vulcano Gunung Api da un lato e sul porto naturale dall’altro — un punto strategico non solo per le navi mercantili, ma anche per il controllo militare dell’arcipelago.

Forte Belgica non è solo un edificio imponente in pietra lavica; è un simbolo concreto della ferocia della corsa alle spezie. Qui si combatteva, si stipulavano trattati, si facevano (e perdevano) fortune. Le Isole Banda erano l’unico luogo al mondo, all’epoca, dove crescesse naturalmente la noce moscata (Myristica fragrans), una spezia considerata allora miracolosa — usata contro la peste, venduta a peso d’oro sui mercati europei.

Il racconto si è fatto ancora più incredibile quando abbiamo costeggiato Pulau Run, senza sbarcare ma rimanendo in silenzio per meglio “sentirne” la storia.
A prima vista, Run è solo una delle tante isole verdi e montuose delle Molucche, piccola, apparentemente anonima. Ma nel XVII secolo era un punto focale del mondo conosciuto, il centro di una delle dispute geopolitiche più incredibili della storia coloniale

Nel 1667, al termine della Seconda guerra anglo-olandese, fu firmato il Trattato di Breda. Gli Olandesi volevano a tutti i costi completare il monopolio sulla produzione della noce moscata, e l’unico ostacolo era quella minuscola isola controllata dagli Inglesi: Pulau Run.
Gli Inglesi, invece, erano interessati a consolidare i loro possedimenti in America. E così fu stretto lo scambio: gli Olandesi ottennero Run, gli Inglesi si presero un piccolo avamposto chiamato New Amsterdam.

Quel nome, ovviamente, non vi dirà granché, ma oggi quel posto si chiama Manhattan!!!

Sì, è successo davvero: in nome della noce moscata, una delle spezie più preziose dell’epoca — considerata afrodisiaca, utile contro la peste, e venduta a peso d’oro — Manhattan fu scambiata per Pulau Run.
Non una leggenda, ma un fatto documentato: all’epoca, un pugno di noce moscata (Myristica fragrans) valeva più di un insediamento nel Nuovo Mondo. E le Isole Banda erano l’unico posto al mondo dove cresceva naturalmente.

La geopolitica passava da qui, dove oggi passa solo il nostro sguardo curioso oltre che la vivace vita locale, ma la sensazione resta: queste isole hanno cambiato la storia.

Si, ma quando parliamo delle immersioni?!?!?

Avete ragione, sorry. Mi sono lasciato trasportare dalle affascinanti vicende storiche.
Le immersioni sono state tutte memorabili. Non ce n’è stata una che definirei deludente. Di conseguenza, la selezione non intende essere una classifica assoluta. Ogni sito esplorato durante il viaggio ha mostrato qualità eccezionali. Le quattro immersioni citate rappresentano solo un esempio soggettivo basato sull’esperienza personale in questo viaggio. Del resto non potevo certo tediarvi descrivendo circa quaranta immersioni 😀.

1️⃣ Lava Flow – Banda Neira  (6 Aprile)

Esterno della colata lavica di Lava Flow

Un sito che incarna perfettamente la resilienza della natura. Qui, nel 1988, una colata lavica del vulcano Gunung Api ha travolto la barriera corallina. Oggi, quella stessa lava è il substrato su cui prosperano estese colonie di coralli tavola (Acropora spp.), porites (Porites spp.) e coralli ramificati (Pocillopora spp.), in salute sorprendente. Quando si riemerge dall’immersione è spettacolare osservare il contrasto tra la colata di lava nera fuori dall’acqua e la ricchissima barriera corallina che si è sviluppata in meno di quaranta anni.

Una rinascita biologica da manuale, a pochi metri sotto la superficie.


2️⃣ Amed Reef – Nusalaut (8 aprile)

Abbiamo fatto quattro immersioni su Amed Reef.

La prima immersione del mattino è stata quella che non si dimentica facilmente: nel blu aperto, con la corrente ancora leggera, è apparso lui — uno squalo martello (Sphyrna lewini), solitario, elegante, perfetto. Un incontro rapido ma intenso, di quelli che ti ripagano di ogni risveglio all’alba.

Ma la giornata non ha deluso neppure dopo. Amed si è rivelato un reef eccezionalmente vivo e variegato, con squali pinna bianca di barriera (Triaenodon obesus), grandi banchi di fucilieri(Caesio spp.), Dentici (Macolor macularis), big eyes trevallies (Caranx sexfasciatus) e bluefin trevallies (Caranx melampygus) oltre a un’incredibile varietà di nudibranchi.


3️⃣ Koon Wall – Pulau Koon (4 aprile)

Una parete verticale ricca di vita, soprannominata non a caso dai locali “la parete della vita”. 

La corrente quel giorno era leggera, il che ci ha permesso di muoverci con calma e osservare bene tutto quello che si muoveva  e anche quello che restava immobile, perfettamente mimetizzato.

Tra le sporgenze e i coralli a ventaglio le bravissime guide hanno trovato per noi  cavallucci pigmei (Hippocampus bargibanti), ben nascosti tra le gorgonie.

Più in là, un gruppo di pesci pappagallo humphead (Bolbometopon muricatum) si sono fatti vedere a distanza, mentre lungo il reef si muovevano numerosi sweetlips orientali (Plectorhinchus spp.), in piccoli gruppi.

Una murena gialla marginata (Gymnothorax flavimarginatus) sbucava da una fenditura, mentre su un ramo di corallo abbiamo notato un pesce scorpione foglia (Taenianotus triacanthus), fermo e perfettamente mimetizzato.

Un sito ricchissimo, con tanta varietà in un’unica immersione. Da esplorare lentamente, specie se si ha la fortuna di trovarlo in condizioni tranquille, come è capitato a noi.


4️⃣ Laha – Ambon (9–10 aprile)

Un mondo a parte. Muck diving allo stato puro: fondale sabbioso, detrito, pochissimo corallo… e una quantità impressionante di vita. Meno famosa della vicina Lembeh, ma decisamente all’altezza. In ogni caso, come avrete intuito, non amo fare classifiche.

In queste immersioni abbiamo incontrato diversi frogfish (Antennarius spp.), sia ben visibili che completamente mimetizzati, e un paio di splendidi esemplari di Rhinopias (Rhinopias spp.), sempre spettacolari.

Nudibranchi a non finire, tra cui il Melibe viridis — probabilmente il più strano mai visto: traslucido, ondeggiante, alieno. E sì, i nudibranchi sono tutti strani, ma questo batte tutti. Non ho una foto: fate ricerche :-).

Numerose anche le murene, spesso in coabitazione nella stessa tana (con espressioni tutt’altro che entusiaste).

Le notturne sono state tra le più ricche del viaggio: piccole seppie, granchi, gamberetti, ogni buco un’inquadratura.
Un sito che richiede ottime guide, occhio e pazienza, ma che ripaga alla grande.

Eccoci in chiusura. Cosa dire?…


Questo non è stato solo un giro tra reef spettacolari. È stato un viaggio completo: biologia, geologia, storia, cultura, silenzi, planate, cieli stellati e gente giusta. Un’esperienza senza stress, senza folla, con quella sensazione rara di essere nel posto giusto, al momento giusto.

Un’avventura subacquea vera. Da consigliare a chi sa ancora meravigliarsi per un nudibranco, un forte abbandonato o un reef che rinasce dalla lava.
Ancora un infinito GRAZIE aI compagni di viaggio Diana, Mark e Robert, per avermi concesso l’uso delle loro splendide foto.

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Raja Ampat con Dewi Nusantara. Da quanto tempo non ti innamori?

Amici subacquei, oggi vi racconto di Raja Ampat, uno dei luoghi più belli del pianeta, e di come esplorarlo nel massimo comfort e lusso a bordo di Dewi Nusantara.

Questa è l’occasione perfetta per riscoprire la meraviglia, lasciarti travolgere da emozioni autentiche e vivere un sogno che si estende sopra e sotto il mare. Raja Ampat non è solo una destinazione, è un incanto che conquista i sensi. E farlo a bordo di Dewi Nusantara significa vivere questo paradiso con un’eleganza e un comfort senza pari. Prepara i sensi a un viaggio dove ogni dettaglio è pensato per coccolarti: dall’aria salmastra che accarezza la pelle ai sapori intensi della cucina locale, ogni momento sarà un invito a lasciarti andare. Immaginate barriere coralline incontaminate, una biodiversità marina che non ha eguali e un’esperienza subacquea talmente comoda che dimenticherete qualsiasi fatica legata alle immersioni. Curiosi? Tuffiamoci (letteralmente) nei dettagli!

Situato nella provincia di Papua Occidentale, in Indonesia, l’arcipelago di Raja Ampat è un paradiso per gli amanti del mare e delle immersioni subacquee. Conosciuto come il cuore del Triangolo dei Coralli, ospita una delle biodiversità marine più ricche del pianeta. A bordo di Dewi Nusantara, un’elegante goletta (schooner) specificamente costruita per i safari subacquei, questo viaggio diventa un’esperienza indimenticabile, capace di combinare avventura, comfort e scoperta.

Perché Scegliere Raja Ampat

L’arcipelago (a proposito, nella lingua locale “Nusantara” significa, appunto, “Arcipelago”) di Raja Ampat, che significa “Quattro Re”, è composto da oltre 1.500 isole, scogliere e atolli. L’arcipelago deve il suo nome alle quattro isole principali: Misool, Salawati, Batanta e Waigeo. 

Questo ecosistema unico offre:

  • Barriere coralline incontaminate: Con oltre 500 specie di coralli duri e molli, queste acque sono un mosaico di colori e vita.
  • Specie marine eccezionali: Dagli squali balena ai cavallucci marini pigmei, Raja Ampat è un tesoro per fotografi subacquei e appassionati di biologia marina.
  • Visibilità eccellente: Le acque cristalline offrono una visibilità che può arrivare a 30 metri.

Dewi Nusantara: un paradiso galleggiante

Dewi Nusantara non è solo una barca, ma un’opera d’arte galleggiante. Questa goletta a tre alberi (sì, tipo quelle che vediamo nei film!) lunga 57 metri, tutta in legno, combina eleganza senza tempo e comfort moderno. 

  • Cabine spaziose: Ogni cabina è dotata di letti comodi, bagno privato e i tipici oblò per godere di viste panoramiche.
  • Cucina gourmet: Piatti locali e internazionali preparati con ingredienti freschi per un’esperienza culinaria unica.
  • Servizi dedicati ai sub: Spazi attrezzati per la preparazione delle immersioni, vasche di risciacquo separate per attrezzatura subacquea e fotografica, camera room attrezzata.
  • Guide esperte con un rapporto massimo di quattro subacquei per guida.
  • Sempre connessi grazie a Starlink (opzionale): Se vi occorre essere connessi a internet anche nelle aree più remote. Ideale per chi deve lavorare o semplicemente vuole condividere in tempo reale i momenti più belli del viaggio.

Immersioni: basta scene fantozziane!

Se avete già fatto immersioni da un gommone, sapete di cosa parlo: salire su quei gommoni scivolosi dopo l’immersione può essere una vera impresa, con risultati spesso tragicomici.

Con Dewi Nusantara, queste scomodità sono un lontano ricordo.

  • Tenders in fibra di vetro ultra-comodi: Niente gommoni! A bordo troverete barche rigide appositamente costruite per rendere l’accesso e l’uscita dall’acqua un gioco da ragazzi.
  • Ampia scala dalla barca principale: Per passare da Dewi Nusantara ai tender, basta scendere, tenendo in mano solo la propria maschera, una scala ampia e sicura, senza arrampicate acrobatiche o scivoloni.
  • Risalita senza sforzi: Dopo l’immersione, potete consegnare tutta l’attrezzatura ai marinai sul tender  e risalire dalla comoda scala con tutta calma. È una sensazione liberatoria, niente più fatica o maldestri tentativi di sollevarvi con l’attrezzatura addosso!

Il risultato? Immersioni rilassanti e confortevoli, perfette per godervi al massimo ogni momento sott’acqua.

Una giornata tipo a bordo

Ecco come potrebbe essere una giornata tipo:

Ci svegliamo (volendo) intorno alle 6:00 tra acque cristalline e isole incontaminate. Gustiamo una colazione leggera e, chi lo desidera, pratica yoga o meditazione sul ponte, mentre il Capitano e l’equipaggio preparano la nave per l’avventura.

Alle 7:00 AM Prima immersione. Dopo una colazione leggera, Yann e il team di subacquei tengono il briefing per l’immersione. Ci prepariamo sull’ampia piattaforma e, usando la comoda scala, passiamo a bordo delle confortevoli barche in vetroresina, appositamente progettate per una comoda entrata e uscita dall’acqua, dove troveremo la nostra attrezzatura già montata e pronta per l’uso. Al termine dell’immersione, verremo accolti a bordo con bevande e asciugamani.

Alle 9:00 AM, Viene servita la colazione a là carte con scelta di piatti locali e internazionali. Tra un’immersione e l’altra, ci rilassiamo sul solarium, nel salone o nella nostra cabina. Chi lo desidera visita la ricca biblioteca per approfondire la conoscenza delle meraviglie che questo paradiso ha da offrire sopra e sotto l’acqua.

11:00 AM, Seconda immersione.  

12:30 PM: Pranzo a buffet con piatti freschi locali  e internazionali. Nel pomeriggio, si svolge la terza immersione o, in alcune giornate, un’escursione alternativa sulle isole.

6:30 PM: Possiamo scegliere di fare una immersione al tramonto per osservare la fauna notturna (qui le immersioni notturne sono pura magia: polpi mimetici, pesci mandarino, walking sharks e creature fluorescenti) o semplicemente rilassarci su uno dei ponti godendo il panorama. Secondo voi, cosa ha deciso di fare Anya?

7:00 PM (8:00 PM per chi ha fatto la notturna) Una cena raffinata viene servita sulla terrazza o nell’accogliente salone.

 Dopo cena, aggiorniamo i nostri loogbook o ci rilassiamo sotto il cielo stellato, per poi ritirarci nelle nostre cabine, pronti per un altra giornata di immersioni e avventure.

(Naturalmente gli orari possono lievemente variare in base alla stagione, alla rotta, al Karma).

E… i siti di immersione?

L’arcipelago si estende su un’area di circa 46.000 Km quadrati offrendo decine di siti di immersione che variano in base alla crociera scelta (Dewi Nusantara, grazie alle sue dimensioni e dotazioni, può raggiungere siti non accessibili alla maggior parte delle barche safari), alla stagione, alla fase di marea, alla presenza di altre barche, ai capricci delle guide. Di conseguenza i siti di seguito elencati sono semplicemente un esempio riferibile alla mia personale esperienza in barca:

  • Melissa’s Garden: Questo sito è un vero giardino sommerso, con coralli duri e molli che formano un mosaico di colori incredibile. È il paradiso per gli appassionati di fotografia e per chi ama vedere banchi di carangidi, barracuda, silverside nonché anemoni brulicanti di vita e, uno dei miei favoriti, il Wobbegong Shark.
  • Magic Mountain: Qui potrete vedere le mante giganti che fluttuano come angeli del mare. Emozione pura!
  • Cape Kri: Un’esplosione di vita marina. Pensate che hanno contato più di 374 specie di pesci in una sola immersione!
  • The Passage: Un canale stretto tra due isole che sembra un mondo incantato. Qui troverete coralli che ricoprono ogni superficie e micro-creature che aspettano solo di essere scoperte.

E, se amate le immersioni notturne, preparatevi a scoprire polpi mimetici e blue ringed, walking sharks (epaulettes) gamberetti fluorescenti e i coloratissimi pesci mandarino. È come un party subacqueo!

Sostenibilità: perché Raja Ampat è speciale?

Sapete cosa rende Raja Ampat ancora più straordinaria? È protetta da rigorose leggi di conservazione. Dewi Nusantara e la maggior parte dei liveaboard e dei resorts collaborano con organizzazioni locali per preservare questo ecosistema unico e per supportare le comunità locali.

Per concludere…

Raja Ampat e Dewi Nusantara offrono un modo unico di vivere il mare, dove ogni dettaglio è pensato per farvi godere in pieno comfort la bellezza e la tranquillità di questo angolo di mondo. Le immersioni qui non sono solo un’attività, ma un viaggio in un ecosistema straordinario che merita di essere esplorato e rispettato. Se amate il mare e cercate una connessione autentica con la natura, questo è il luogo che non dimenticherete mai.

Alla prossima amici viaggiatori e sub!

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Ed eccoci qua. Post semplice.

Credo fosse destino. Eccoci qua, io ed Anya ,  la mia metà migliore, definitivamente per ora (lo so che è contraddizione in termini. Cancellatevi se non vi piace 🙂 ) trasferitici in Estremo Oriente dopo oltre 10 anni trascorsi a Sharm El Sheikh.

Anni indimenticabili, pezzi di vita che ancora meriterebbero di essere raccontati. Immersioni tra le migliori al mondo (te ne rendi conto quando giri un pò, non quando cerchi la migliore offerta dal salotto di casa). Tanti amici che hanno contribuito ad arricchire quell’arazzo sempre incompiuto che è la vita.

Da circa 5 mesi viviamo ad Ao Nang, Krabi province, Thailandia del Sud.

Nel frattempo continuo con soddisfazione ad allevare subacquei e da poco ho anche iniziato a tradurre libri.  Ho deciso di riprendere ad annotare qui stralci di vita, esperienze ed episodi strambi cercando sempre di trovarci il lato comico. Perché ridere e far ridere è fonte di energia rinnovabile.

Altri interventi seguiranno, ma non troppi. Non intendo tediarvi.

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Te la do io la motorata! Da Sharm a El Tur e ritorno: 220 Km di deserto in Indianvespa

Colazione ael Tur

AGGIORNAMENTO 20 MARZO 2015:

Incredibile: Il buco spazio temporale intorno al quale gravita Sharm el Sheikh ha colpito ancora. E’ saltata fuori la targa originale, che credevo di aver perso e che aveva dato origine alla vicenda di cui sotto!!

Comè andata: Massimo Janez Toscanello, insieme alla vespa che mi aveva venduto, mi aveva consegnato una busta con della roba smontata. Non la avevo mai aperta! Questa mattina, a distanza di due anni, per far spazio ad alcune  cose portate dall’Italia, avevo deciso di buttare un pò di vecchie cose. Presa la busta, una attimo prima di buttarla ci ho dato un’occhiata e… dentro c’è una targa anteriore originale, lecita e nuova di pacca!!!

Oggi la farò montare, aprendo un nuovo capitolo nella vita dell’amata Indianvepa.

 

Aprile 2014. Eccomi rientrato nell’adorata Sharm dopo il giro in Estremo Oriente. Luce, blu, pescetti, amici. Che bello!!!

Recupero la mia LML 150 (il vespone PX prodotto in India) che, con mio estremo orgoglio, riparte con pochi colpi dopo essere stata quasi tre mesi ferma all’aperto. I motoveicoli in Egitto devono esporre la targa sia posteriormente che anteriormente, attaccata al parafango. In passato avevo perso la mia targa anteriore e, su consiglio di un poliziotto dallo spiccato senso pratico, ero andato a farmela fare in una bottega nella zona industriale di Sharm. La cosa non aveva disturbato nessuno per quasi un anno. Pur essendo stato diverse volte fermato dalla polizia per controlli, non avevano mai avuto da ridire. Ma, si sa, a Sharm le cose cambiano in base alla fase lunare, alle radiazioni emesse dall’UFO inabissatosi dietro Jackson, all’oroscopo del poliziotto di turno, ecc. Così, ad un controllo serale di rientro dal divers’ party del Camel, vengo bloccato e mi viene ritirata la Roxa (libretto di circolazione del mezzo). Dovrò andare il giorno seguente all’ufficio della Polizia per denunciare lo smarrimento della targa e poi a El Tur, capoluogo amministrativo del Governatorato del Sud Sinai a ca. 110 Km a Nord di Sharm, per ottenere un legittimo duplicato della targa. Appuntamento con la polizia alle ore 22 e mi devo anche presentare con un cittadino egiziano che farà da testimone (e, soprattutto, da interprete).

Chiedo la grande cortesia all’impagabile Said: amico, istruttore, collega, nonché persona estremamente disponibile. L’ufficio della Traffic Police di Sharm dalle 22 in poi è un mondo da scoprire: gente che salta le code, urla, saluta, discute, beve the, ride. Alcuni ragazzi che vengono messi in una cella, situata nella reception dell’ufficio (non scherzo!) per mezz’ora o poco più e poi rilasciati. Un commerciante ed il proprietario del negozio vengono condotti in cella perché stavano litigando per l’affitto (il negoziante offriva dei papiri come pagamento). L’ufficiale li fa rinchiudere entrambi, insieme, affinchè si calmino e discutano senza interferenze. Dopo circa un’ora la diatriba è risolta e vengono rilasciati.

Fatta la denuncia, è il momento di recarsi a El Tur portando il mezzo per un controllo funzionale (simile al nostro “collaudo”).

Decido, nonostante i vari sconsigli in tal senso, di andare direttamente con la Indianvespa. Sharm è collegata a El Tur da una bella strada asfaltata che costeggia il mare attraversando il deserto. Fatta la scorta di acqua e benzina parto, il passaggio dei vari check points della polizia non risulta difficile, una volta spiegata loro la ragione del viaggio. Colleziono tanti sorrisi stupiti ed una bella raccolta di “good luck”!

Arrivato a destinazione mi reco, sempre con l’impagabile Said (Santo subito!), al Traffic Office. Qui inizia il valzer. Passiamo attraverso 7 uffici ognuno dei quali ci consegna un foglio o appone un timbro e una sigla sul foglio consegnatoci da un altro ufficio, ci inviano al Tribunale per una specie di certificato carichi pendenti, torniamo al Traffic Office… insomma si tira pomeriggio non senza essere passati un uno splendido posto per una fantastica colazione. Alla fine della giornata ho con me un faldone con 5 centimetri (di spessore) di fogli. L’unico obiettivo conseguito è stato quello di recuperare la mia patente egiziana, che mi era stata ritirata 2 anni prima. Della Roxa e della targa nessuna traccia. Mi viene detto che devo tornare a Sharm per una intervista con la Polizia Segreta ed una con la Polizia non segreta. Sulla via del ritorno, l’esausto motore della indianvespa mi abbandona. Sono in panne a 45 Km. da Sharm ed il telefonino non ha campo. Faccio come quelli che guardano nel motore anche se in realtà non ci capisco un accidenti. Come un miraggio, si materializza un pick up militare. Sono gentilissimi. Caricano me e la moto sul pick up, mi portano nella loro caserma, poco lontana, dove il meccanico rimette a posto il motore in 10 minuti (eh si, l’Egitto è anche questo!). Posso così ripartire alla volta di Sharm tra gli sguardi divertiti dei soldati.

Sono trascorsi sette mesi da quel giorno. Ho fatto le due interviste e sono in attesa di essere chiamato dal Traffic Office. Ogni volta che la polizia mi ferma per un controllo consegno loro l’intero faldone, che nel frattempo si è arricchito di qualche multa. Dopo una breve analisi mi lasciano passare, raccomandandomi però di tornare a El Tur…

… oh, ma questa storia della Roxa e della targa la devo risolvere!!

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Sharmlandia, ovvero del vano sforzo della fantasia di superare la realtà.

Digital Camera     E si, non me ne voglia l’amico Claudio Di Manao, autore, tra l’altro, del meraviglioso libro “figli di una Shamandura”, ma a queste latitudini pare che il cannone sparassurdità sia perennemente settato in posizione “raffica”.

Freschissima di questa mattina. Sono off dopo molti giorni, aprendo il mio frigo vengo assalito da una sensazione di vertigine da vuoto. Decido di rinpinguarlo, freezer compreso.

Mi reco alla Metro, supermercato orientato prevalentemente ai residenti stranieri, i cui commessi comprendono l’inglese. Ho deciso di fare scorta di carne da grigliare, che faccio confezionare in vaschette miste e congelo per averle pronte all’occorrenza. Il banco macelleria è splendido: ho l’imbarazzo della scelta!

Decido, su consiglio del macellaio, di acquistare 1 chilo di petti di pollo, 1 chilo di manzo da grill, 1 chilo di salciccia ed 1 chilo di trito per farmici gli hamburger a mio gusto.

Spiego al macellaio, o almeno mi illudo di spiegare: tagliali, pesali, prezzali e poi distribuiscili in 8 vaschette miste, lawsamath (per cortesia).

Mi lancia uno sguardo ammirato. Mi ripete tutto per essere sicuro di aver capito e scompare dietro i vetri, dove ha tutti i suoi bravi attrezzi, non senza aver pronunciato il tanto temuto “mai fish muskela” (non c’è problema).

Quasi presagendo il disastro, attendo trepidante. Dopo circa 10 minuti mi ricompare trionfante con un mega vassoio colmo di 4 chili di macinato!!!

Mi ha tritato insieme il pollo, il vitello, il macinato (!!!!!!) e la salciccia (!!!!)…

In questo momento sono a casa che porziono un megamacinato in 8 vashette…

Digital Camera

Ed ecco il promo video del citato libro che parla della dura vita di noi poveri sharmesi:

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Baguio Village Inn a Baguio – Nord Luzon – Filippine: rendiamogli giustizia.

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Ok, ogni tanto un post con info pratiche: mica si può sempre cazzeggiare!

Non so perchè, questa guest house non è riportata sulle guide. E’ a circa 15 minuti a piedi dal centro o 5 minuti in taxi e, tenuto conto del prezzo, è un vero faro nel triste panorama degli hotel di categoria economica di Baguio (Luzon North – Filippine). Ne ho visti diversi la prima sera: camere buie, spesso poco pulite e bagni imbarazzanti venivano vendute a cifre folli (dai 1.100 PHP in su).

Così dalla seconda notte mi sono spostato al Baguio Village Inn. In verità quando l’amica che me la aveva consigliata a Manila mi disse che la singola costava solo 350PHP (ca. 6 euro) ero un pò scettico sul livello della camera. Non sono certamente choosy al riguardo, ma mi piace che almeno le lenzuola non siano pataccate. Quando l’ho vista non credevo ai miei occhi. Una piccola ma pulitissima camera con il pavimento in legno. Il bagno è in comune, ma io non ho mai incrociato altri. 

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La guesthouse è gestita da una famiglia molto cattolica, una bibbia non manca su ogni comodino, ma tant’è, nessuno è perfetto. Avevo la camera n. 15, che dà sulla strada principale e può essere rumorosa di notte a causa del traffico, così dopo la prima notte mi sono procurato dei tappi per le orecchie e ho dormito divinamente. Ci sono anche camere con bagno annesso a 950 PHP. Il caffè della guesthouse offre una semplice colazione e piatti filippini.

Non sono ammessi ospiti esterni in camera, quindi se la vostra intenzione è cercare un partner occasionale (lo so, son bravo con gli eufemismi 🙂 ) scegliete un’altra opzione.

Baguio Village Inn, 355 Magsaysay Avenue, Baguio City. Tel. (074) 442-3901

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I traghetti della Travel 2GO nelle Filippine: assolutamente da provare!!!

Image E’ probabilmente il modo più piacevole e cheap che ho scoperto per viaggiare nelle Filippine. La Travel 2GO ( http://www.travel.2go.com.ph ) è una recente creatura nata dalla fusione delle principali linee di traghetti delle Filippine. Si presenta con un ottimo sito, sul quale è possibile acquistare i biglietti con modalità simili a quelle delle  compagnie aeree low cost. Anche il layout delle navi e la grafica a bordo è giovane e colorata. Il rosa è il colore dominante. La prima volta che l’ho usata è stato per andare da Coron (Palawan) a Manila. Il viaggio dura ca. 13 ore ma, credetemi, è “viaggio” e non “spostamento”. Il traghetto è enorme (ca. 80 metri di lunghezza). A bordo ci sono pochissimi occidentali e le varie categorie di letti o cabine sono straordinariamente confortevoli. Si parte dalla classe “value”: centinaia di letti a castello in un ambiente non climatizzato ma aperto su tutti i lati. C’è poi la classe “touristic”: centinaia di letti a castello, un po’ più carini, in locali climatizzati. Sia la classe value che touristic hanno bagni in comune e docce con acqua calda. Ci sono, infine, cabine da 6, 4, 2 e una suite.

Image  I prezzi sono estremamente abbordabili. Per esempio, per il mio primo viaggio, in letto classe “touristic” ho pagato 1650 PHP (ca. 28 euro), poco più  di una notte in un albergo economico (tutti i viaggi sono overnight). In fase di prenotazione si possono chiedere le lenzuola con un sovrapprezzo di 20 PHP (ca. 34 centesimi di euro!!!). Il pasto è compreso e, pagando sul traghetto un supplemento di ben 50 PHP (ca. 80 centesimi) è possibile upgradare e cenare nel ristorate “di lusso”. Il viaggio in sé è uno spasso. I filippini sono estremamente socievoli. Sul ponte più alto, all’aperto,  ci sono varie sedie e sdraio, bar, ristorante e l’immancabile Karaoke dove i guest si alternano nelle performance (qui hanno una vera e propria passione per questo tipo di intrattenimento… pazienza).

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Verso sera al karaoke si sostituisce della dignitosa musica dal vivo. Al piano della classe touristic c’è un lounge climatizzato con relativo bar. C’è poi il già citato ristorante “lusso”. Il viaggio scorre tra birre (ca. 80 centesimi per una San Miguel Pilsen in lattina da 33 cl.), canzoni stonate, spuntini e chiacchiere. Quando poi si decide di andare a dormire, la qualità del sonno è ottima, letti rigidi e ambiente pulito. Ideali per un viaggio slow ma budget, tenuto conto che ci si sposta risparmiando la notte in hotel e riposando decentemente. Ed  un nazione che di fatto è un arcipelago di oltre 7000 isole si presta perfettamente ad essere visitata in questo modo. Le rotte principali partono da Manila verso Coron, Puerto Pricesa, Cebu, Bacolod, Caticlan per citarne solo alcune. Da provare!!!

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Dalla Malesia alle Filippine: cronaca (quasi) in diretta di una medusata.

… Meduse, anime assai curiose,  rapite da correnti, in balìa di mille eventi

 Image   Le meduse sono animali dotati di una propria, debolissima, forza propulsiva. In realtà i loro spostamenti sono dettati in massima parte dalle correnti. Quindi, se sono dirette ad Est, è sufficiente una debole corrente verso Nord per cambiare la loro rotta in quella direzione.

Era la settimana di  Pasqua di qualche anno fa, io ed Adolfo eravamo a Capri dove il gruppo musicale Allerjia (www.allerjialive.it), nostri carissimi amici, era impegnato in una serie di concerti. Pomeriggi, serate e, spesso, nottate trascorrevano tra sound checks e musica, mentre durante le mattinate eravamo impegnati a… elaborare progetti da cambiare!   

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Si proprio così.  Puntualmente, ogni mattina io ed Adolfo partivamo dalla casa dove eravamo ospiti, sulla collina che sovrasta la famosa piazzetta, per scendere al porto e fare il biglietto del ferry per rientrare. Facile a dirsi… iniziavano subito gli incontri con persone, magari conosciute appena la sera precedente:

<< Dai, prendiamo un caffè insieme>>

<< Ok, ma velocemente che dobbiamo andare a fare il biglietto>>

Fatto… riprendiamo la via del porto…

<<Hey! Dove andate?  Dai c’è lì dietro l’angolo quella pasticceria dove fanno una torta caprese fantastica, la dovete assaggiare…>>

<< Ok, ma velocemente che dobbiamo andare a fare il biglietto>>

Mangiata la torta si proseguiva…

Io: << Adò, ecco Gianluca, Eugenio e Chiara (gli Allerija, appunto).. si sono appena svegliati>>

<< Vagnù, ddo sta sciati?>>  Chiedeva Gianluca (che è di Oria)

…<< ehmm… al porto a fare il biglietto>> Ma  noi stessi cominciavamo a  crederci sempre meno.

<< Va bene, ma prima andiamo a bere un vinello>>..

Dopo il vinello attaccavano Eugenio e Chiara: <<dai, andiamo a casa a fare due spaghetti>>  ecc. ecc..

In breve, per ben 5 o 6 giorni, arrivammo puntualmente in ritardo alla biglietteria, la trovammo chiusa e rimandammo la partenza al giorno seguente. Il tutto, devo ammettere, con estremo piacere.

Fu in quella occasione che nacque la metafora delle meduse. Noi come loro avevamo  volontà e  forza propulsiva per attuare un programma, ma era sufficiente una debolissima “BOTTA DI CORRENTE”, un incontro, un evento, un bioritmo sfasato e amenità simili, per stravolgere completamente i piani. Sembrava, anzi, che elaborassimo programmi al solo scopo di avere  qualcosa da cambiare. Certamente se non hai un piano non lo puoi cambiare!

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Cosa c’entra questo con il mio giro in Estremo Oriente? Semplice: ho appena partorito una Signora Medusata!

Il mio piano, abbozzato sin dalla partenza, era, dopo il giro in Myanmar, l’incontro con Franz e qualche giorno trascorso con l’amico Luca nella piacevolissima isola di  Kho Phangan, di dirigermi in Malesia, esattamente a Sipadan. L’isola di Sipadan è considerata una delle Mecche della subacquea, con immersioni tra le più belle al mondo. Ci fantasticavo e mi documentavo da mesi. Grazie ad alcuni amici sub ed a faccialibro, avevo anche stabilito dei contatti per lavoricchiarci come freelance durante la mia permanenza.  Due giorni fa stavo per prenotare il volo quando, caracollando per il web per acquisire le ultime informazioni pratiche, mi sono imbattuto, non chiedetemi come, in un bellissimo reportage sui luoghi di immersione nelle Filippine. Approfondendo la situazione climatica,  ho scoperto  che quest’anno a Sipadan la stagione umida si sta insolitamente prolungando, mentre nelle Filippine siamo in piena stagione secca.

L’avevo riconosciuta: era Lei! Era la classica “botta di corrente”!

Dopo una breve verifica delle formalità necessarie per entrare nel Paese (praticamente nessuna, il visto si prende all’arrivo) ho, semplicemente, acquistato il volo Bangkok –  Manila con Cebupacific airlines (veeery cheap). Da lì raggiungerò poi Palawan o farò un island hop… In questo momento sono sul traghetto,  sulla via del ritorno a  Bangkok dove mi affretterò a procurami una guida delle Filippine, magari scambiandola con quella della Malesia che mi ero portato dall’Egitto.

Sempre che una botta di corrente non cambi la rotta  del ferry…

 

 

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302 CON IL PAPPAGALLO! Dalle shamandure di Sharm alle shame di Lan Sak: breve cronaca di un rendez vous tra Franz e Pipi

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Era un tranquillo pomeriggio in Baglamphoo, il mio amato, bohemienne, quartiere di Bangkok. Io, appena tornato dal Myanmar, passeggiavo per le stradine spiluccando un’ananas tagliata a tocchi e organizzando mentalmente l’itinerario dei giorni seguenti.

Squilla il telefono con la sim Thai.

–       “Ahhhoooo, sei rientrato?”

–       “Si, sono a Bangkok, tu dove di trovi?”

–       “Sono 60 Km. a ovest di Bangkok. Domani vojo annà al Huai Kha Khaeng Wildlife Sanctuary, un parco fighissimo. Ce stanno ‘e tigri! Dai, raggiungimi a Nakom Pathom e poi saliamo nel parco”

–       “ok, a domani”

Era Franz!

Si, proprio lui, il Franz di “Figli di una Shamandura”, zoologo, istruttore subacqueo, aiuto regista (“Oci ciornie” e “La stazione”, per fare un esempio), personaggio da romanzo e molto altro, nonché fraterno amico di scorrerie sotto e sopra l’acqua in quel di Sharm. Non ci vedevamo da 3 anni e, per una strana congiunzione astrale, ci troviamo entrambi in Thailandia nello stesso periodo. Franz, in linea con il personaggio, è in giro per i parchi del Paese facendo birdwatching. Ad essere onesto, al momento della telefonata il mio interesse per il birdwatching era pari a quello che nutro per il curling, ma l’occasione di rivedere l’amico era imperdibile e, comunque, mi prendeva bene l’idea di camminare per qualche giorno tra foreste e fiumi.

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Mi reco in  minivan a Nakom Pathom, Franz mi aspetta lì con il suo Toyota. Ruoli ben definiti: lui guida, il navigatore satellitare indica la direzione, io fungo da controller delle indicazioni fornite dal navigatore utilizzando la  mappa cartacea che Franz mi affida con gran solennità accompagnando  il gesto con sole tre parole: “TRATTALA CON AMORE”.

Ora, dovete sapere che l’amico ha una fobia maniacale per qualsiasi cosa possa anche solo lontanamente assomigliare ad una minima piega, segno o stropicciamento su libri, mappe e persino biglietti di ingresso di parchi e monumenti. Possiede inoltre una leggendaria collezione di mappe accumulatasi in una trentina d’anni di viaggi, tutte conservate in perfetto ordine e piega. Potrete ben comprendere il senso di responsabilità che mi ha assalito nel momento in cui ho avuto tra le mani una sua mappa. Non ho figli, ma dubito che ad un figlio avrei prestato più attenzione!

L’obiettivo che Franz si era dato all’inizio del suo giro era di avvistare  300 diverse specie di uccelli in Thailandia. Il Huai Kha Khaeng Wildlife Sanctuary era l’ultimo parco che avrebbe visitato prima di tornar giù con me a far bisboccia a Bangkok e in qualche isola (si, lì son forte io). L’ordinata schedatura di Franz riportava 289 specie avvistate. Tra l’altro non aveva ancora avvistato la “SHAMA”, uno splendido uccello blu, ruggine e bianco (nella foto).

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Nei giorni insieme, dunque, avremmo dovuto avvistare almeno 11 nuove specie, altrimenti niente bisboccia.

Decidiamo di alloggiare a Lan Sak, a circa 208 Km. Nord Ovest da Bangkok e appena a 25 Km. dal Huai Kha Khaeng Wildlife Sanctuary. Il posto in sé è davvero “countryside” ed in pochi parlano Inglese. Nella ricerca della guesthouse siamo fortunati in quanto troviamo una specie di “masseria”, che per mestiere produce uova di papera e riso e che ha messo su 6 bungalow. Vedendoli realizziamo che sono pulitissimi e very cheap (ca. 7 euro per bungalow a notte). Sono nostri!

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I giorni seguenti a Lan Sak confermeranno che mai avremmo potuto fare una scelta migliore: nessuno ha dimestichezza con i farang (occidentali), sono tutti curiosi e gentilissimi.  Le uniche a parlar, stranamente, un discreto inglese sono le carinissime cameriere dei vari ristoranti. Al riguardo elaboro una mia personalissima teoria che Franz abbraccia in pieno: “queste hanno lavorato per un po’ a Pat Pong o Patong beach e poi son tornate al paesino”… Lo so, teoria misogina e sciovinista, ma se non si può scherzare che si campa a fare.  Se non vi piace cancellatevi dal blog 🙂 .

Al mattino Franz mi fornisce di binocolo Leica, raccomandazioni del caso (naturalmente) e rudimenti metodologici. Via per il parco!

Il primo giorno trascorre fra passeggiate in un caldo torrido e pochi avvistamenti di specie nuove. Diciamo la verità, a causa della serata precedente ci eravamo svegliati tardi… Yes, shit happens!. Avvistiamo (anzi, Franz avvista) 5 nuove specie. Io sono come un drone vagante, assolutamente incapace di discernere cosa sto facendo. In tutto ciò, comunque, l’amico arricchisce il mio metodo. Inizio a comprendere qualcosa di birdwatching e, nella classifica dei miei interessi, esso inizia con timidezza a distanziare  il curling.

Ok, Franz, ce la vediamo domani!

Inizio con l’imporre come orario di partenza le 6 a.m…. dopo 5 ore inizierebbe a far caldo. Questa sera a letto massimo alle 22.00!

Secondo giorno nel parco. Con gli avvistamenti di ieri siamo a quota 294 specie. Oggi dobbiamo avvistare almeno 6 nuove specie, altrimenti ci toccherà fare un altro giro domani. Le prime 2 ore trascorrono monotone.. tanti begli uccelli, ma tutti, maledettamente, già schedati da Franz in precedenza. Iniziamo a rassegnarci all’idea di trascorrere un’altra notte nella masseria paperovipara. Improvvisamente avvistiamo un boschetto di bambù completamente ricoperto di infiorescenze. Sappiamo (anzi, ad essere onesto, Franz sa) che gli uccelli ne vanno ghiotti e decidiamo di fermarci lì con i nostri binocoli. Incredibile, zompettando in turni che sembrerebbero prestabiliti arrivano varie creature, iniziamo a memorizzarne i tratti ed a consultare la bird guide della Collins… 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 nuove specie tra le quali una Shama. E’ fatta!!!! Quota 301! Siamo felicissimi, domani possiamo rientrare a Bangkok, ma ancora non fa troppo caldo. Trotterelliamo verso l’auto, un po’ renitenti a lasciare il parco. Alla fine ci è piaciuto… Ad un tratto Franz si impunta (si, come un pointer dog), mira in alto con il binocolo e mi sussurra serissimo: “a Fra, nun  te move… quelli sò pappagalli ed io non li ho.” Il suo volto da cherubino si illumina e, come un bimbo felice urla raggiante: ”Sono 302 specie! 302 CON IL PAPPAGALLO!, dobbiamo festeggià!”

P.S.: di tigri neanche l’ombra…  ma tanto, tanto amore per il luogo e, a piccole dosi, per il birdwatching!

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